Un’ipotesi di calcio italiano
E’ il 14 aprile del 2012, e il calcio italiano ha bisogno di uno stop forzato… uno stop di quelli pesanti, neri, di lutto, per un ragazzo, di quelli giovani, di 26 anni!
E’ morto Morosini, che personalmente non sapevo chi fosse fino a quando non ha avuto un arresto cardiaco durante una partita di calcio, a VENTISEI anni…
Dicono esistono patologie cardiache subdole, strane, sconosciute, ma io sono uno di quelli che vede complotti in ogni dove, uno di quei tipi cervellotici, incapati, che vedono le cospirazioni anche dove non ci sono, ed è così che mi sono ritrovato a formulare un’ipotesi tutta mia a riguardo!
Sono anni e anni che i calciatori, di tutte le età, anche di 20 e 23 anni, hanno arresti cardiaci, ictus, cose improbabili per l’età che hanno, se poi ci aggiungiamo il fatto che i calciatori dovrebbero essere il simbolo dell’atleta e quindi della salute, ma soprattutto supervisionati costantemente, il dubbio che quell’arresto cardiaco non sia una cosa tanto naturale comincia a nascere.
Ed è così che ho ripensato alla stagione della mia squadra del cuore, il Napoli… Una stagione con un inizio sorprendente e palpitante, tante vittorie, in casa e fuori. Sì tante vittorie, che alimentavano le speranze di poter tornare a far parte di quelle squadre che lottano per uno scudetto!
I successi sono stati tanti, a partire dal passaggio del girone di Champions League, cioè rendiamoci conto… Siamo arrivati secondi, abbiamo superato il girone più difficile di tutta la coppa e a conti fatti, siamo stati eliminati agli ottavi dai vincitori del trofeo! Non è cosa da poco…
Ma a che prezzo? Ci siamo giocati un sacco di punti in campionato… Dopo quella sconfitta tutta la squadra in campionato era inguardabile… Com’era possibile? Un team di atleti che hanno giocato a livelli altissimi per metà stagione, giocando ogni tre giorni… Che facevano cose mirabolanti, sembrava il Barcellona cazzo, all’improvviso è scacato, inguardabile, senza lucidità… sembrano ubriachi, facce inguardabili, sembrano… tossici!
Ma perchè? E’ lì che la mia mente malata ha messo in moto il meccanismo… Ed è così che ho cominciato a leggere un pò in rete. La rete, internet, si sa, è l’approdo di tutti i complottisti malati di mente… Ho parlato con amici, tifosi anche loro, molto di più di me! Accaniti urlatori da curva, esponendogli il mio punto di vista folle. Inizialmente ero un pò titubante, ma poi mi sono lasciato andare alle supposizioni…
Supponiamo che questi atleti, dai fisici bronzei, superfighi e superforti, in realtà non siano forti quanto lo sarebbero stati al naturale… Supponiamo che vengano un pò pompati, che prendano sostanze che chiamerò, per comodità, bibitoni, cose che a noi non è dato conoscere, o almeno a me!
E supponiamo che nel momento in cui questi atleti debbano sostenere 2 gare a settimana, cosa non impossibile per un atleta, queste razioni di bibitoni vengano raddoppiate… Equazione banale, una partita a settimana=una razione, due partite a settimana=due razioni, e così via…
Quindi sopraggiunge il giorno dell’eliminazione dalla Champions e le partite scendono da 2 a 1 a settimana. Tu, tifoso qualunque, pensi: “Cazzo! Se con due partite a settimana giocavano di quella maniera, figurati con una! Faranno dei tiri che Mark Lenders quando buca la rete dovrà rimanere, come minimo, a bocca aperta!”
E invece no, sono inguardabili, calo psicologico dicono! Certo, l’eliminazione ti pesa, soprattutto quando cominci a prendere tutti gol uguali… Non ci sono dubbi che la psicologia è un’arma a doppio taglio… Ma io ho continuato a supporre…
Nel momento in cui le partite si dimezzano, la dose si dimezza (cfr. equazione di sopra) ed ecco che il rendimento cala, il fisico non ha più la sua dose, deve abituarsi a farcela con la metà… Ed ecco che il rendimento si dimezza, se non peggio!
Ed ecco che ti sale lo sconforto, senti parlare anche di calcioscommesse nel quale sono coinvolti gli stessi giocatori. Pensi a tutte queste cose… E ti sale un pò lo schifo! Ci pensi su… e poi a darti il colpo finale arriva lui, uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi, Zeman!
Vi lascio alle sue parole…
p.s. Sicuramente qualcuno dirà: “e fatt a scuper e l’acqua caver…” E vabè… mo almeno m pozz lavà tranquillo!
Little Miss Sunshine (2006) – Spoiler
Stasera, come tutte le ultime sere, volevo studiare, ma poi mi sono ritrovato a fare zapping in tv… Mentre giravo, mi sono imbattuto in questo grande film che già conoscevo, meritava di essere rivisto!
Little Miss Sunshine è una commedia a prim’occhio ordinaria, che ruota attorno a uno spezzone di vita di una famiglia composta da sei persone.
Richard, il “capofamiglia”, è una grandissima testa di cazzo, incapato lui e la mania di essere un vincitore della vita! Disdegna i perdenti, senza rendersi conto che lui stesso, per la società odierna, è uno di loro! Ha addirittura scritto un libro di 9 passi per riuscire a vincere nella vita…
La moglie, Sheryl, è una tipa tranquillissima, che ha divorziato da Richard, ma nel film questa cosa non viene cacata manco di striscio… il che non è una cosa da poco, data lo spiallamento di coglioni che ci viene riservato a riguardo dai film americani e non!
Costoro hanno generato due figli, Dwayne e Olive!
Dwayne, ragazzo di 15 anni, in piena crisi esistenziale, ha fatto voto di silenzio prendendo spunto da Nietzsche (non chiedetemi approfondimenti a riguardo. Non ne conosco e questo fatto lo so unicamente perchè lo dice nel film!), vuole fare il pilota di Jet e si allena ogni giorno per poter entrare all’Accademia, giorno in cui, dice, riprenderà a parlare.
Olive è una bambina di 7 anni, un pò chiattoncella, occhiali giganti, capelli oleosi, vuole fare la miss e viene aiutata dal nonno a preparare uno spettacolo per partecipare a questo fatidico concorso, Little Miss Sunshine per l’appunto, che si tiene in California!
Il nonno Edwin, è il padre di Richard, è vecchio, e pippa eroina. La sua filosofia è: “Scopati quante più donne puoi! Non una sola!” La mia citazione preferita è: “Da giovane non toccare nessuna droga! Da vecchio sì! Senò a che cazzo serve essere vecchio?”, o una cosa simile, l’importante è che se ne sia capito il senso!
Infine, abbiamo Frank, fratello di Sheryl, è il più grande studioso di Proust d’America, o almeno lo era, prima di iniziare a scoparsi un suo studente, che poi lo tradirà con il SECONDO più grande studioso di Proust d’America, cosa che lo condurrà dopo una serie di spiacevoli avvenimenti (da lui riassunti brevemente a tavola a Olive), a tentare il suicidio!
Tutta la famiglia, dopo questo pranzo che è tutto un programma, decide allora di mettersi in viaggio per raggiungere la California, dove Olive è riuscita ad avere un posto per il concorso!
Il viaggio è qualcosa di stupendo, dove succede di tutto! Dove tutti i membri della famiglia, cominciano a fallire penosamente gli obiettivi che si erano preposti nella vita, rientrando così nella categoria di persone tanto odiate da Richard, i perdenti!
Fino a quando, finalmente, arrivano al concorso in California, con il nonno avvolto in una coperta d’ospedale e nascosto nel bagagliaio, e dove riescono a iscrivere Olive solo perchè il tecnico che dà una mano come tuttofare non sclera per via del ritardo di 4 minuti con cui è arrivata la famiglia, a differenza dell’addetta alle iscrizioni, nonchè giudice del concorso!
Quì si comincia a capire qual è la vera filosofia che sta alla base del film, tra bambine supermodelle e acrobate, con genitori che le preparano lucidandone gambe, faccia e quant’altro, e un pubblico composto da tutta quella gente che ha oramai invaso tutto il mondo! Gente finta, che si galvanizza nel vedere una bambina di otto anni fare acrobazie che neanche un circense sarebbe capace di fare, insomma come quelle persone che se scendi di casa con la maglia scambiata dal sole, te lo fa notare dicendo: “Ma lo sai che le maglie si stendono al contrario?”. Scandalizzandosi per il tuo: “Ma lo sai che non me ne passa manco per il cazzo?”
Ecco, tra tutte queste persone c’è la nostra cara famiglia Hoover, che si rende finalmente conto di quanto normali essi siano, di quanto sia bello esserlo, ma soprattutto di quanto sia bello poterlo schiaffare in faccia a tutta questa gente con la puzza sotto il naso che non ha un cazzo a che pensare nella vita se non di rifarsi le sopracciglia!
Detto questo, il finale è qualcosa di davvero spettacolare, tutte le risate o i mugolii che avete potuto fare durante il film non potranno mai essere al livello del finale! Non vi spoilero il finale, perchè le mie parole non potrebbere mai rendere bene quanto le immagini!!!
Cinque stelletelle! Sia per la trama che per i contenuti!
Meanwhile in the World
Dato che ultimamente non ho molto tempo per scrivere, nonostante mi si presentino sempre delle idee, belle o brutte che siano… Alla fine mi sono ridotto a pubblicare un demotivational ^^
Ecco
Un’altra bozza che non verrà mai pubblicata è stata scritta! ^^
“La vita è evoluzione e il delirio dell’ego ne è il bozzolo” [cit.]
L’onda verde
Come ben saprete, oramai, guido da circa una decina d’anni. Ancora ricordo di quando seguivo il corso di scuola guida e mi insegnavano le varie regole stradali e dei semafori.
Un giorno mi spiegarono l’ONDA VERDE, dicendomi che su una strada trafficata viene spesso utilizzata per favorire la viabilità.
Ovvero, si sta na strada chin e semafori e chin e machin, quando scatta il verde a un semaforo, mentre tu arrivi al successivo scatta il verde, così che nun s fa o burdell!
Mi è sempre apparso come un meccanismo molto logico e sensato!
Da allora ho sempre mitizzato quest’onda verde! Sì perchè a Napoli in dieci lunghi anni, non ne ho mai trovata una! Ma neanche per scambio!
A Napoli, si sà, si cerca di favorire il traffico, non è ancora chiaro l’arcano, ma sono certo che sia fatto di proposito!
Tralasciando un attimo l’onda verde, quì sfioriamo il surreale, perchè non solo l’onda verde non sappiamo cos’è, ma per esempio mettiamo semafori nuovi ad alcuni incroci e li lasciamo spenti! Un esempio tipico è viale traiano, uno stradone largo, pieno d’incroci, dove l’asfalto viene risistemato una volta l’anno, causa allagamento, e un anno si è deciso di mettere quì e lì dei semafori con degli incroci a caso!
Lì per lì gli abitanti hanno supposto a un’evoluzione improvvisa della zona, fantasticando su un’ipotetica onda verde! E invece no! Tutte le mattine arrivo al primo semaforo, rosso! Circa a 50mt se ne può vedere un altro, rosso! Dopo un 2-3 minuti scatta il verde, no, non al semaforo dove siete fermi, ma a quello successivo! Quasi come a dire: “ahahahah io mi faccio verde e tu rimani al rosso!”
Ovviamente la logica vorrebbe che quando scatta il verde a voi, il semaforo successivo sia ancora verde… e invece no! Quando arrivate al semaforo successivo, lui, furbescamente, NEL FRATTEMPO s’è fatto rosso!
Aspettate il verde e per magia, tutti i semafori nuovi che sono stati installati sullo stradone successivo, non sono nè verdi nè rossi, ma gialli! Quindi cominciate a farvi qualche scrupolo su quello da voi appreso: “Ma vuò verè che ricordo male? Forse l’onda verde non era verde, ma gialla! O forse ho capito male io come funzionava!”
Allora cominciate a chiedere in giro, ad amici, parenti, nonni, nonne, abitanti del quartiere, nisciun sap nient! Nisciun c capisc niente!
I nonni, addirittura, cominciano a dire: “Ma tu che vuò a me? Ai tempi miei le macchine le potevi contare! Io andavo in giro con la bicicletta, figurt si stevn e semafori! Cosa vuoi che ne sappia di quest’onda verde!!”
L’arcano man mano s’infittiva… Tutti cercavano documentazioni riguardo quest’onda verde… Nessuno ne era a conoscenza, tantomeno alla motorizzazione e gli addetti al traffico!
Finalmente un giorno, un mio caro amico, si presenta a casa mia, tutto sudato e ansimante, con una foto in mano dicendo: “Ma tu riciv chest?”

Honda verde
-.-’
L’identità epocale
Questo racconto ho inizio intorno alla fine di marzo, tempo in cui la mia carta d’identità cartacea segnalava la sua scadenza…
Fu così che ebbi la malsana idea di rinnovarla in formato elettronico (ovvero come un tesserino), per diverse ragioni.
La prima era legata al fatto che quella di carta si scassava sempre!
La seconda, dovuta al fatto che era meno ingombrante!
La terza, di essere finalmente sulla via dell’evoluzione umana anche qui a Napoli.
Ma il mio era un ragionamento che non aveva ancora fatto i conti con questa calorosa città!
Infatti, una mattina mi sveglio, disdico tutti i miei impegni e decido di recarmi al mio comune di appartenenza, quello di Soccavo… Non chiedetemi come mai un cittadino che vive a Soccavo, abbia la via che fa quartiere Fuorigrotta, vota per la circoscrizione Fuorigrotta/Bagnoli, appartiene all’ASL di Fuorigrotta, però mantenga come comune di appartenenza quello di Soccavo!
Ovviamente prima di recarmi al comune suddetto, vado a piazzale Tecchio per farmi le foto. No! Non esiste una macchinetta che faccia le foto a Soccavo, o per lo meno io non la conosco… “Ma nun può glì a nu fotografo?”, direte voi… No! I fotografi per farti la fototessera ti mettono in posa (cosa che alle 8 del mattino riesce difficile) e, come se non bastasse, ti adornano con uno sfondo azzurro cielo che o sembra che la foto vada messa sul taùto oppure sembri la Madonna!
Insomma, spendo la mia 5 (dico CINQUE, perché avevo solo i soldi sani) euro per avere la mia bella faccia di cazzo, con tanto di occhiaia da sonno/devasto, in millemila formati diversi nonché in duplice copia e mi reco al comune.
Compilo il modulo di richiesta di rinnovo, faccio la fila, e infine chiedo all’omino del comune la mia fichissima carta d’identità elettronica.
Tutto troppo facile…
L’omino mi risponde che, come da cartello affisso di fianco allo sportello, la carta d’identità elettronica viene rilasciata SOLO ed UNICAMENTE al comune di Chiaia, per tutti i cittadini napoletani, inoltre SOLO ed UNICAMENTE su prenotazione!
“Cca’ sta o nummer! Signatill ngopp o fogl e chiamm!”
Mestamente, torno a casa… ore 11e55, chiamo il comune di Chiaia (0817950503 – Via Santa Caterina a Chiaia, 76, nu poc chiù ngopp della Feltrinelli, a sinistra! Eh! All’incrocio con via dei Mille! Int a piazzett, brav!):
“Pronto!”
“Ehm, pronto, il comune di Chiaia?”
“Si certo!”
“Senta, vorrei fare la carta d’identità elettronica!”
“Ah! Giusto a tempo! Altri 5 minuti e non poteva più prenotarsi!”
“Perchè scusi?”
“Eh e quello è fino alle 12!”
“Ah! Fino alle 12? e bast?” O_o
“Eh si! Poi chiudiamo!”
“Ah! Vabè!” O_O
“Cognome e nome?”
“Draghelli Inzirio” -.-’
“OK! C’ho posto per il 23 maggio!”
“23 maggio? Siamo a fine Marzo! Scusat ma a C.I. m scar riman! ” ç_ç
“E che fa? E poi il primo spazio libero lo tengo per il 23 Maggio!”
“Vabuò e segni…”
“OK! Allora alle 8e30, il 23 maggio, al comune di Chiaia, porti la vecchia CI, 20 euro e senza foto!”
“Alle 8e30? Scusate ma pefforz accussì ambress?”
“Eh si! C stann e prenotazion”
…
Passarono i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi e finalmente il 23 maggio arrivò!
Ore 8e20 sono fuori al comune di Chiaia, è chiuso e ci sono già una decina di persone in attesa… La mia curiosità viene subito destata da un cartello:
Il commento spontaneo fu: “Accumminciamm ch’e cazz!”
Dopo un pò finalmente ci aprono e ci si può recare all’ufficio d’interesse… Dopo circa un 10 minuti che siamo in fila, il funzionario avverte:
“Dovete aspettare un pò! Simm senza linea!”
“E sinò nun er o comun e Napl no?” -.-’
Dopo una mezz’ora si ritorna alla comune prassi, ovvero:
“Prossimo”
entri
“Compili il modulo e attenda che venga chiamato il numero sul modulo”
compili il modulo e attendi che venga chiamato il numero sul modulo
“numeroooo!”
entri, dai il modulo!
“Sono 20 euro!”
Cachi 20 euro!
“Attenda fuori che la chiamiamo col cognome!”
Attendi di essere chiamato per cognome…
“Draghelli!”
entri di nuovo.
“Prego si accomodi”
Ti fanno la foto al computer dove esci con una faccia di cazzo che quella fatta alla macchinetta è un’opera d’arte a confronto e ti senti dire:
“Uguale a Trezeguet!”
“Eh si lo so!”
“Eh! non credo è la prima volta che te lo dicono!
“
“No infatti! M’o dicen tutt e juventin! Senta ma mo sta carta che potere speciale ha? Che servizi?”
“Tutti quelli della vecchia! Per ora l’unico servizio aggiuntivo song e vint eur! Ci vuoi lasciare anche l’impronta digitale? E’ facoltativo!”
“Ma proprio no guardi, l’impronta digitale la tengo per me! Quindi non serve a nulla di nuovo! Forse nei secoli sarà una cosa figa con cui potrai fare tutto!”
“Eh si! Forse noi non saremo più vivi per quel giorno! Tiè qua stanno anche dei codici per i servizi on-line, che NON sono ancora attivi!”
“E come saprò che saranno attivati?”
“Boh! Magari un messaggio dal cielo! Noi non lo sappiamo!”
“Vabè! Arrivederci! E’ stat nu piacer!”
“Cià Trezeguet!”
L’uccello a due teste
C’era una volta un uccello con due teste e un corpo: la testa di destra era vorace ed abilissima nella ricerca di cibo, mentre quella di sinistra, altrettanto ghiotta, era maldestra. La testa di destra riusciva sempre a nutrirsi a sazietà, mentre quella di sinistra era incessantemente tormentata dalla fame.
E così un giorno la testa sinistra disse alla destra:
“Conosco, qui vicino, un’erba squisita di cui ti delizieresti: vieni, ti conduco dove cresce”.
In realtà sapeva che quell’erba era velenosa, ma voleva con questo stratagemma uccidere l’altra testa, per poter poi mangiare a piacimento.
E la testa di destra mangiò l’erba, e il veleno uccise l’uccello a due teste.
- La tazza e il bastone, Storie Zen – T.Deshimaru
L’omino IKEA
Questa mattina, quando mi sono svegliato, ho potuto notare un sole bellissimo in cielo, un’aria quasi tiepida e accusavo un fortissimo mal di testa. Ma il senso del “dovere” mi portava ad alzarmi dal letto e vestirmi, per poter andare da IKEA a comprare una cucina…
Considerato che avrei dovuto trasportare una cucina su per quattro piani di scale, ho ben pensato di mettermi comodo riesumando un pantalone di una tuta grigio scuro e un felpone giallo comodissimo e caldo, il tutto arrecante il marchio Adidas bene in vista.
Ore 12.00 sono da IKEA, guardo il cielo… LIMPIDO, “Ma sì! Sto giubbino lo lascio in auto!”
Ore 12.15 mi trovo seduto accanto a un forno per cercare di capirne i segreti.
Dietro di me sento: “Scusa! Sai dove sta Sdubdnbò?” (Sdubdnbò: classico termine svedese utilizzato per indicare qualcosa di cui nn si ricorda bene il nome)
Guardo la persona che sta lì seduta con me e noto che dice: “BOH!!!”
Alchè sento controbattere: “No! Mica a te! A LUI!”
Di conseguenza mi giro col mio mal di testa e cerco di capire: “Ma a me? Ma le sembro l’omino IKEA?”
Di tutta risposta mi sento dire: “Ah scusa! Vabbè comunque puoi vederlo come un buon augurio!”
“Ma che augurio è mai? Cioè la sua ambizione nella vità è fare l’omino IKEA?”
Passano i minuti e attraversiamo i corridoi, dopo un pò, mentre cammino, da dietro qualcuno mi fa: “Scusa sai qual’e’ l’ascensore più vicino?”
“Senta guardi no! Non sono l’omino IKEA!”
Finiamo i corridoi, abbiamo deciso cosa si deve comprare, abbiamo i numeri vincenti, abbiamo gli scaffali, abbiamo tutto, andiamo giù!
Mi fermo un attimo a cercare di capire cos’è una cosa. Si perchè da IKEA ci sono invenzioni che si deve capire a cosa cazzo servono! Cose mai viste, mai pensate, che comprerai e che MAI userai! Un esempio, lo spargifarina! Un’attrazione per tutti, mamme, papà, bambini, nonni, zie, tutti lì, intorno al cestino a giocare con lo spargifarina… Ci manca poco che cominciano a fare a gara a chi lo fa più veloce, cioè a chi o sfonn pe primm!
Insomma, ero lì a cercare di capire non so cosa e a cosa serve, che una signora mi guarda in faccia e fa: “Scusa!” , mi fa un sorrisone fintissimo e mi si avvicina con un’asciugamani in mano…
io penso: l’aggia parià ncuoll chiedendole si m vo fa o bidè? oppure le dico che NON sono l’omino IKEA?
mentre ci penso, già ero partito: “No guardi! Non sono l’omino IKEA! Poi comunque basta farci caso, loro hanno la maglia gialla e blu con su scritto IKEA gigantemente, e questa invece è solo gialla! Inoltre ho una tuta… Ma soprattutto INDOSSO DELLE SCARPE VIOLA!”
Finalmente la signora desiste, chiede sHHHcusa, e se ne va.
Arriviamo finalmente agli scaffali e noto che tutti gli omini IKEA di tanto in tanto mi buttano un occhio… A un certo punto, mentre usavo il super carrello IKEA, fatto di ferro IKEA, con le ruote di IKEA, a mò di skate, uno degli omini IKEA alza un braccio quasi come per chiamarmi… Ma alla fine desiste! Probabilmente s’era sparsa la voce… non lo so…
Fatto sta che se proprio dovete andare da IKEA, fate in modo che sia una visita breve, andate mirati, non cercate di capire a cosa servono le invenzioni inutili IKEA, siate gentili con l’omino IKEA, non fategli domande inutili, trattatelo bene, mettetevi nei suoi panni, magari indossando proprio una felpa GIALLA!
p.s. felpe gialle LIBERE!
Dare Devil – Recensione
Non è domenica senza Napoli e senza un bel film di contorno…
Ma se il Napoli pareggia in casa col Brescia e dopo vedi Dare Devil è una domenica da dimenticare!
Il protagonista di questo film è un ragazzo cieco che sviluppa un super udito e allena il suo corpo in modo sovraumano. Un super cieco insomma, in grado di vedere i contorni delle persone quando esposti alla pioggia.
Dare Devil è un supereroe che non si fa problemi ad ammazzare e trucidare i cattivoni… La storia non ve la racconto perchè fa cacare. L’interpretazione pure fa cacare… La computer grafica è veramente ridicola… e se lo guardate nella speranza di vedere una zizza della protagonista, mi spiace ma non si vede nulla.
Voto 0 stelletelle!
Almeno il pranzo è stato super luculliano!
Antipasto a base di babbà salato.
Primo piatto ai frutti di mare, cozze e vongole in abbondanza.
Seconda portata, pizzelle di alghe, saltuariamente entusiasmate da pezzi di gamberoni, ad accompagnare dei calamaretti minuscoli fritti, di pregiato sapore.
Contorno di insalata a base di songino e rucola, pe sciacquà a mol!
Dolci, chiacchiere con sanguinaccio, chiacchiere ripiene di nutella, chiacchiere ripiene di cioccolata bianca, chiacchiere ricoperte da cioccolata fondente, mignon assortiti.
Il tutto accompagnato da un bianco leggero, EST EST EST, ottimo per i postumi del sabato sera.
Ammazzacaffè di ogni tipo, grappa, amaro del capo, whisky, rhum, bergamotto.
Per concludere il caffè di Yari… prelibato e odoroso al punto giusto!
p.s. Aronica e Gargano c’at accis a salut!
Rambo – recensione
Stasera, per caso, facendo un noioso zapping in tv, mi sono imbattuto in Rambo I.
La storia è incentrata interamente su un personaggio, John Rambo. Un marine invasato, reduce dalla guerra in Vietnam. Attenzione però, mica è un marine qualunque… E’ il più invasato di tutti i marine!
Faceva parte di un reparto speciale di uomini scelti, capaci di distruggere intere città col solo aiuto di un coltellino. Forse mi sto un pò confondendo… Cioè non che Rambo non abbia il coltellino, solo che è un pò più lungo di quattro dita, diciamo delle dimensioni tipo Rocco Siffredi.
Fatto sta che Rambo quando torna dalla guerra non riesce a integrarsi, non trova lavoro, la gente lo odia per quello che ha fatto, e infine si riduce a vagabondare per gli Stati Uniti*, con indosso un jeans e una maglietta… fino ad arrivare nel NORD-OVEST degli Stati Uniti… Nu cazz e fridd! E iss canottiera e jeans… Pecchè iss è Rambo! Nun se ne fott!
Arrivato a Hope viene arrestato per vagabondaggio e lui senza problema alcuno piglia e scappa, picchia un pò di poliziotti e fugge sulle montagne. Le montagne del NORD-OVEST degli Stati Uniti… Nu sfaccett e fridd! Ma iss è Rambo…
Comincia una caccia all’uomo che non vi dico! Cani, elicotteri, cecchini, volontari, tutti per trovare Rambo… Alla fine, dopo che Rambo ha ucciso un 4-5 di loro con trappole fatte di pali di legno, corde ricavate da cortecce, un paio di proiettili e… il coltello, si rifugia in un rifugio (scusate il giUoco di parole).
Sto rifugio viene fatto esplodere co lui dentro, ma NIENTE… iss è Rambo! Vatt pur a Superman! Trova un cunicolo vecchiiiiissimo che lo porta di nuovo in superficie e decide di vendicarsi!
Torna al paese con un camion dell’esercito che ruba a una serie di camion dell’esercito che ERANO LI’ DI PASSAGGIO (per quale motivo poi?), e culo vuole che ci sia montata dietro una mitragliatrice anticarro! O_O
Ovviamente Rambo va in città, prende la mitragliatrice, un pò di proiettili, e comincia a dare fuoco a tutto… Fino a trovarsi faccia a faccia, nella stazione di polizia, con il suo nemico, lo sceriffo! Tempo 5 minuti e lo tiene in pugno, ma si presenta il suo vecchio superiore dell’esercito che lo fa “ragionare” e gli dice di SMETTERE E ACCIRER A TUTT QUANT! Perchè fuori alla stazione di polizia ci sono una cosa come 200 militari e simili pronti a ucciderlo, e se anche dovesse riuscire a uccidere tutti, comunque è meglio a levà man!
Il film finisce con Rambo a braccetto col colonnello Trautman che se ne vanno a fare una mangiata, suppongo…
Riporto un video della scena finale, l’unica dove Rambo parla per più di tre battute!
Fatto sta che per me Rambo è un grande film! Merita 4 stellettelle piene. E se non l’avete ancora visto, dovete vederlo assolutamente!
Vorrei inoltre avanzare una proposta per avere Silvester Stallone come prossimo governatore di uno stato del nord, tipo il Montana!
(*) Non è la storia di un neolaureato italiano… -.-’




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