Informaticando, accadde

Ecco

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 9 novembre 2011

Un’altra bozza che non verrà mai pubblicata è stata scritta! ^^

“La vita è evoluzione e il delirio dell’ego ne è il bozzolo” [cit.]

Sapore di ritorno

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 11 gennaio 2011

decisamente amaro… al palato, nell’esofago e anche scendendo giù allo stomaco!

Ci sono a volte situazioni che rievocano sensazioni passate e che risvegliano parti assopite di te!

Ma per fortuna ci sono anche sapori conosciuti che ti deliziano 😛

Tra tre giorni già non so cosa cazzo vorrà significare questo post, ma meglio così 😉

Un incontro particolare

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 21 agosto 2010

Profeta

Sciamano

Re

Per i “lettori”

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 11 aprile 2010

Per tutti quelli che leggono questo blog, brutto o bello che per voi sia… vi prego di lasciare un commentino ogni tanto… almeno per capire se c’e’ qualcuno a cui piace o non piace ciò che scrivo.
Nonchè se avete suggerimenti di qualsiasi tipo, sono bene accetti! Sarò incazzoso, ma dalla mente aperta! 😉
Ah inoltre per commentare non c’e’ bisogno di nessuna iscrizione, basta un nick e una mail (credo anche inventata se nn si vogliono notifiche).

Beh è tutto per ora.
Grazie! :*

Breve, ma intenso (part 1)

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 10 aprile 2010

In questo post mi accingo a raccontarvi una storia che mi è capitata di recente, che tra l’altro è quella che mi ha portato a cominciare a scrivere su questo blog.

E’ una storia breve, temporalmente parlando, ma nella quale sono capitate talmente tante cose, una dietro l’altra, che non sono sicuro che un solo post basti a raccontare tutto.

C’è da dire che mi sono deciso a scriverla e a pubblicarla per diversi motivi. Il principale è che non voglio dimenticare ciò che è accaduto, le sensanzioni e gli avvenimenti sono di una mole abbastanza spessa che già nella mia mente alcune cose cominciano a svanire. Inoltre un altro motivo è che è una storia bella, intricata e anche triste, insomma piena di sentimento. Infine è una storia che mi ha insegnato molto e mi ha sconvolto non poco.

Ok, comincerò dall’inizio, che risale circa al 12 marzo. Avevo appuntamento con un’amica di vecchia data in serata. Appuntamento al quale non ero neanche contento di andare, non per la persona ovviamente, ma più per il motivo che non posso stare qui a dire. Dirò solo che mi presento all’appuntamento con non poco vino in corpo, avendo trascorso il pomeriggio a casa di un’altra cara amica e considerato che era un venerdì, me la sono presa di gran festa. 😛

Comunque, tornando all’appuntamento, questa mia amica si presenta con una ragazza amica sua, mai vista, ma molto alla mano, sciolta (come si dice a Napoli). Diciamo che di solito quando mi incontro con questa amica, gli incontri sono molto veloci, nonostante c vulimm nu ben e pazz, andiamo sempre di corsa e quindi ci incontriamo fugacemente…

Questa volta, invece, l’incontro si protrae più del previsto, tempo trascorso appoggiato al finestrino dell’auto tra una chiacchiera e un’altra, quindi manco a conoscere bene le facce e fisionomie dei conversatori. Tra una chiacchiera e un’altra, rirenn e pazziann, la mia amica dice che farà sì da mettere in contatto su msn, me e sta tipa.

Considerato che la tipa non aveva fatto na piega, un paio di giorni dopo mi accingo a chiedere all’amica mia il contatto msn e vengo a sapere che la tipa comunque stava un pò a tarantelle con un tipo (altra espressione tipica, a Napoli una situazione non chiara/semplice/felice la si chiama “tarantella”. E capita spesso che facimm e tarantell! Ma direi, anche SEMP!). Al che, io in tutta tranquillità senza sbilanciarmi dico: “ma figurati, è giusto per fare due chiacchiere e pò nella vita non si sa mai”.

Mo c’è da dire che st’ultima frase, “nella vita non si sa mai”, per me è sempre stata un pò una filosofia di vita a cui non ho mai creduto fino in fondo, cioè uno sa che è così, ma nun và mai a pensà che è OVERAMENT (per davvero) accussì. Ma soprattutto uno non si aspetta mai che accada qualcosa per davvero…

E mi spiace, ma qui si ferma la prima parte, aggia scenner! E poi così non vi sguallareo più di tanto, creando anche la giusta suspance.

Capa Tosta

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 2 aprile 2010

A Napoli, da sempre, si usa quest’espressione “Tien a capa tost”, ma sono certo che sia usata anche altrove.
Fatto sta che io, da quando sono nato, me la sono sentita ripetere almeno un triliardo di volte.

Vuoi un pò perchè lo siamo tutti in famiglia, un pò perchè sono dell’ariete, un pò perchè a furia di romperla si sarà indurita, io tengo una dio di capatosta! Ma di quelle che quando si impuntano non le schiodi manco col martello! E sono sempre andato fiero di questa cosa…

Il problema di quando tieni la capatosta sta nel fatto che tanto puoi impuntarti su una cosa buona e tanto su una malamente, fatto sta che ti impunti.

Ora se la cosa su cui ti sei impuntato è positiva ne trai un beneficio immenso. Per esempio mi so impuntato di smettere di fumare e l’ho fatto.

Ma nel momento in cui ti impunti su qualcosa che non puoi avere, o che comunque non dipende solo da te, la classica capatosta si impunta sempre più!

Poi c’è la VERA capatosta, a Napoli detta “a sfaccimm r’a capatost”, che è quella che pur di avere qualcosa, la idealizza, la mitizza. E’ persino “cazza” di cambiare se stessa pur di ottenere quella cosa! E se anche così non dovesse ottenerla, comunque cercherà un modo di ottenerla! Si perchè le possono dare un’altra cosa IDENTICA a quella che vuole, magari anche MEGLIO, ma la capatosta nun vo’ sapè nient! Adda ave’ CHELLA COSA LA’! Perchè? ci chiediamo. Perchè? Nun s’è capit! Il vero perchè, la chiave di volta, non si è ancora riuscita a trovare.

Una delle ipotesi più accreditate afferma che le VERE capetoste siano i diretti discendenti di Adamo ed Eva, talmente tanto capetoste da giocarsi il paradiso terrestre per una mela annurca. (Ma ve ne rev je 10 per un’euro… e c sparagnavem tutt sti tarantell… vabè!)

Detto ciò, a 27 anni, mi rendo conto che non si può sempre inseguire una cosa a testa bassa, incornando una porta fino a sfondarla, anche perchè una porta sfondata non è una porta sana (e capitan ovvio mi darà pienamente ragione), ma il senso è: che cazzo te ne fai di una porta sfondata? La butti? Ne conservi le schegge? In ogni caso non sara’ la porta sana a cui agogni…

Quindi forse tutta sta capatosta nun serv a nient…

Noto, infine, che esiste la pizzeria capatosta, peccato siano casertani… 😛

l’oroscopo

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 1 aprile 2010

all’oroscopo non ci credo, ma m’incapa vedere se c’azzecca… tra tanti ce n’è uno che mi fa pariare assai, che appunto la scorsa settimana, mi ha cucito addosso una situazione particolarissima. (se lo trovo lo linko)

Detto ciò questa settimana recita così:

Ariete (21 marzo – 19 aprile)

Esiste una mappa di tutte le catene montuose del mondo, tranne una: i monti Gamburtsev, che sono sepolti sotto quattromila metri di ghiaccio in Antartide. L’ultimo rilevamento geologico ha dimostrato che quei monti hanno svolto un ruolo importante nella formazione della calotta polare antartica. Nei prossimi mesi ti consiglio di adottare i Gamburtsev come metafora, Ariete. Sono il simbolo di uno dei temi della tua vita: l’esplorazione di un enorme territorio sconosciuto che finora è rimasto nascosto.

Ovviamente, a differenza della scorsa settimana, questo oroscopo può essere interpretato in diecimila modi diversi. Ognuno di noi, immagino (ma soprattutto spero), abbia un mondo inesplorato da scoprire. In particolare nel mio caso, credo (anzi so) che dovrò fronteggiare tutta una serie di situazioni che fino ad oggi ho, per l’appunto, sepolto sotto kilometri di ghiaccio. Ghiaccio che si è sciolto all’improvviso, riportando in superficie tutto assieme… E purtroppo, considerata un po’ l’età, considerate un pò le circostanze, volente o nolente, dovrò fronteggiare questi mostri del passato, evitando di seppellirli ancora una volta e facendo in modo da non perdere la mia identità.

Anche in questo caso ho un video a cui farei riferimento…

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ah l’amour

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 30 marzo 2010

Beh mai video fu più vero 🙂

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L’ora legale

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 29 marzo 2010

Quest’anno, come altri anni, l’ora legale è scattata il giorno del mio compleanno. Onestamente non è che il compleanno in sè sia importante per me… alla fine è solo la ricorrenza di un altro anno passato. Ti ritrovi a tirare un pò le somme, a fare nuovi progetti, a renderti conto di cosa accade, ma la cosa più sconcertante di tutte è  che lo fai (o almeno io, lo faccio) in maniera inconscia… Si perchè alla fine un resoconto dell’anno va fatto, per capire cosa si è sbagliato e cosa si è fatto bene, in modo tale da capire cosa cambiare e come evolvere.

Onestamente quest’ora legale, per me, quest’anno è stata molto sorprendente… Sono accadute tutta una serie di cose, che mi hanno dato non poche emozioni e, in tutta onestà, finchè abbiamo emozioni, sia che esse siano negative o positive, significa che c’è vita in noi. Quindi tutto sommato basta provare qualcosa per sentirsi vivi! Ma se ci sentiamo vivi, allora possiamo gioire!

Questo mi riporta alla mente un grande pezzo di Elio e le storie tese, come sempre geniali.

Inoltre non si può tralasciare il fatto che l’ora legale magicamente ci regala delle giornate “lucenti” fino alle 7e30 di sera!

Insomma, l’ora legale quest’anno è stata na figata! 😛

Il piccolo principe

Posted in Uncategorized by Inzirio Draghelli on 25 marzo 2010

Come accennavo nel post precedente, mi rifugio spesso nel libro del maestro Deshimaru e proprio ieri quando l’ho riaperto tra le prime storie che mi sono capitate di rileggere c’era “il piccolo principe”, che non è certo il principe di Antoine de Saint-Exupéry.
In ogni caso ultimamente mi e’ capitata una coincidenza che lontanamente si può ricollegare a questa storia, e notando che in rete non si trova ho deciso di pubblicarla perchè è una storia triste ma bella al tempo stesso.

Otto secoli or sono, il principe della provincia di Kyushu, Kato Saemon Shigenji, aveva due mogli. Le amava entrambe, ma le due donne non riuscivano ad andar d’accordo tra loro. L’esistenza del principe era avvelenata dai loro continui litigi, dalla loro gelosia, tanto da indurlo a pensieri omicidi. Un giorno, stanco di quella situazione ormai intollerabile, stanco della superficialità della propria esistenza e degli onori a lui tributati, decise di chiudere con le illusioni e di cercare le radici del proprio essere. Abbandonò il suo palazzo e tutto ciò che possedeva, per abbracciare la vita semplice del monaco.

La prima moglie seguì il suo esempio e si ritirò in un monastero. La seconda, nei mesi che seguirono l’improvvisa partenza del principe, mise al mondo un bambino bellissimo.

Passarono gli anni. Fin dalla più tenera età, il piccolo erede interrogava di continuo la madre su chi fosse e dove si trovasse suo padre. E la madre ogni volta gli rispondeva, senza riuscire a convincerlo, che suo padre era morto. Compiuto il decimo anno, il piccolo principe aveva un tale desiderio di ritrovare il padre che decise di partire alla sua ricerca. Di fronte a tanta determinazione, la madre, venuta finalmente a sapere che il principe si era ritirato in un monastero della montagna sacra di Koyasan, decise di accompagnare il figlio sino a quel luogo.

Quando vi furono giunti, la madre rimase ad attendere in una locanda, poichè era proibito alle donne l’accesso al monastero; il figlioletto proseguì il viaggio, inerpicandosi per la montagna.

Cadde la sera e il fanciullo, esausto per il cammino, si mise a giacere tra due grossi tronchi e sprofondò nel sonno.

Al mattino, lo destò una voce: “Che fai tu, qui?”.

Colui che gli parlava era un venerabile monaco, dai tratti fieri e dolci, il cranio rasato.

“Cerco mio padre”.

“Ah! E chi è tuo padre?”

“E’ il principe di Kyushu, e vive su questa montagna”.

Il monaco, sconvolto, comprese di avere di fronte il suo unico figlio: riconobbe in quelli del fanciullo i lineamenti della madre ed i propri, il cuore gli battè fin quasi a spezzarsi, provò l’impulso di serrare tra le braccia quel fanciullo che lo guardava con aria triste e ostinata.

E invece si trattenne, rimase immobile. A quell’epoca, le regole monastiche erano severissime: quando un laico decideva di prendere tazza e bastone e vesti monacali, doveva spezzare ogni legame con l’esistenza di prima.

Così il monaco disse brutalmente al fanciullo: “Sì, tuo padre viveva qui, ma è morto da poco”.

Gli occhi del piccolo si velarono di lacrime, e chinò il capo. Il monaco, straziato, non sapeva che fare, combattuto tra il desiderio  di stringere tra le braccia il figlio e la volontà di non infrangere la regola.

Ma il fanciullo rialzò il capo e disse: “Voglio andare a pregare sulla sua tomba. Accompagnami, ti prego”.

Il monaco lo condusse al cimitero, dinanzi a una tomba, una semplice lastra di pietra, sotto un grande masso.
“Eccola, è questa”.

Il fanciullo si prosternò e pregò a lungo. Il monaco trattenne le lacrime e dopo qualche istante gli disse: “Andiamo, è tempo che torni da tua madre”.

Lungo la via che portava al cimitero, s’era fatto narrare da quel figlio che non poteva più riconoscere come suo, l’esistenza che conduceva. “Su coraggio, ” disse al fanciullo “tuo padre è morto, dimenticalo, diventa un uomo degno del tuo rango di principe”.

Il fanciullo lo seguì fino all’atrio del tempio e tornò mesto, percorrendo la strada indicata.

Arrivato alla locanda, apprese che durante la notte sua madre era morta, stroncata da una febbre improvvisa. Folle di dolore, tornò con la scorta in città, per recarsi dalla zia adorata. Ma anche lei era morta, vittima della stessa epidemia.

Il piccolo vide l’universo crollargli intorno. Più che mai solo, nulla più lo attraeva: i cibi avevano sapore di cenere, i graziosi paesaggi del suo giardino non risvegliavano ormai nulla in lui, e le più dolci musiche risuonavano con un’eco funerea nel suo cuore.

Nella sua mente di fanciullo rimaneva una sola speranza: il monaco incontrato lassù, sulla montagna, nel monastero dove la vita fluiva calma, ritmata dalla meditazione e dai riti.

Fuggì dal palazzo per raggiungere quel luogo di pace. E così il monaco, un giorno, lo vide apparire nel cortile del tempio:

“Cosa cerchi ancora?”.

“Voglio diventare monaco. Tutti quelli che amavo sono morti, la vita non ha più senso per me, voglio restare al tuo fianco”.

E allora il monaco comprese che non si può spezzare il legame con il proprio destino, con il proprio karma che ci segue ovunque, in una forma o nel’altra.

E fu così che il figlio divenne discepolo del padre.

Dove il Karma è: gli effetti delle azioni passate, di questa e altre vite. Ogni uomo mediante pensieri e azioni, determina il proprio.

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